Non abbiamo l’abitudine a farci caso ma ogni momento della nostra vita, almeno in parte, è guidato da piccoli segnali quasi impercettibili. Sono dettagli minimi, che normalmente non raccontiamo ad altri perché apparirebbero troppo insignificanti. Eppure sono la nostra bussola interna.
C’è chi insegue continuamente uno scopo, o chi si sente felice davanti a un foglio bianco da riempire di idee o di colori, oppure chi si sente a suo agio solo se lo spazio intorno è perfettamente organizzato e ordinato. Alcuni si trovano in perfetto equilibrio in mezzo al caos, dove molti altri invece perderebbero il controllo.
Nessuno di questi caratteri nasce da una decisione, dal caso o dal momento.
C'erano già da molto prima… diciamo pure da sempre. Nel tempo questi aspetti disegnano, senza che ce ne accorgiamo, la direzione che la nostra vita, o il nostro lavoro, finiscono per prendere.
Ho scelto questo mestiere…
Parlando siamo abituati a dire “ho scelto di…”. Ho scelto questo mestiere, ho scelto questa meta per le vacanze, ecc. Ma spesso, se potessimo osservare tutte le nostre scelte dall’alto, le azioni e le re-azioni, noteremmo un filo che le tiene unite: una direzione comune, che guida lo sguardo nel preferire una cosa anziché l’altra.
In qualche modo ci facciamo condurre da qualcosa di “magnetico”, che ci appartiene e si ripresenta in molte forme.
Ecco perché una persona può fiorire in un ruolo che a un'altra costerebbe una fatica enorme, a parità di impegno e di formazione. Non è un fattore che riguarda il merito ma la propria costituzione: quell'insieme di inclinazioni innate dette temperamento, indole o natura, che portiamo nel nostro corpo fin dall'inizio.
La “costituzione” è quella parte che continua a parlare, piano, dietro ogni scelta che crediamo di fare completamente da soli.
Il mio viaggio personale di lettura della realtà passa attraverso la medicina cinese classica: finora è qui che ho trovato le corrispondenze. Ma ritengo che qualsiasi linea di pensiero si decida di utilizzare possa condurre a una conferma parallela.
L’idea di “costituzione individuale” come immagine riflessa della natura
In oriente la rappresentazione del mondo avviene attraverso cinque elementi: l’acqua, il legno, il fuoco, il metallo e la terra. L’equilibrio richiede che vi sia un continuo passaggio di forma dall’uno all’altro secondo un ritmo equilibrato, così da non creare mai una stagnazione. Se qualcosa si ferma … ahi ahi.
Tutto questo si ritrova anche nella costituzione di una persona: gli elementi ci sono spesso tutti, anche se in quantità diverse. Però uno di questi (qualche volta due, giusto per dare un po’ di pepe alla vita), domina sugli altri per quantità o per potenza. A volte, invece, un elemento manca del tutto.
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Ed ecco che da questa miscela nascono delle qualità particolari, che ognuno di noi, nel corso della vita, declina in base alle esperienze che incontra.
Le persone in cui domina il Legno tendono a voler crescere, a creare ed espandersi.
Chi ha come forza il Fuoco tende a ispirare, guidare e cercare riconoscimento.
Chi incarna di più la Terra è portato a sostenere, a mediare, a prendersi cura degli altri.
Dove prevale il Metallo l’individuo è naturalmente preciso, disciplinato, capace di tracciare confini netti.
Infine, se la forza dominante è l'Acqua, la persona sa adattarsi, intuire, comunicare, e riesce a fluire morbidamente dove altri si irrigidiscono.
Non c’è una costituzione migliore di un’altra, e questa è la chiave: ognuno fa del proprio meglio per costruire un progetto di vita, con ciò che ha a disposizione.
Ma oltre a essere una chiave è anche un incrocio dove può nascere l’ingorgo.
“Se hai abbastanza forza di volontà, puoi fare tutto”. Ma io non ci credo
C’è una convinzione piuttosto diffusa, su cui non mi trovo per nulla d’accordo, ed è “puoi fare qualsiasi cosa, se lo vuoi davvero”.
Se fosse vero, vorrebbe dire che tutti saremmo identici nel carattere, nelle predisposizioni, nelle esperienze di vita, nella componente fisica e fisiologica, ecc. Invece sappiamo che non è così.
Proviamo emozioni diverse, abbiamo talenti diversi, ci piacciono cose diverse… e aggiungi pure alla lista quello che vuoi.
Io sono negata per il disegno ma ho un gran senso del ritmo. Un’altra persona è stonata come una campana, ma se prende in mano una matita e la appoggia su un foglio può farti sognare.
Quindi no, oggettivamente non credo che possiamo fare tutto quello che vogliamo, ma possiamo diventare “naturalmente” bravi (e realizzati), in ciò che portiamo scritto dentro da sempre.
Solo che non siamo abituati a cercarlo.
La storia della donna e del Metallo
Partiamo da un caso concreto discusso in una chat di gruppo. Una donna, nata nella metà del secolo scorso, che chiede un aiuto per la sua carriera.
Nel suo tema di costituzione, il metallo nativo è debole, mentre la Terra, che è il suo sostegno, è molto forte. Inoltre manca del tutto l'aspetto che i cinesi chiamano intelligenza, che non si intende come capacità mentale, ma come abilità di produzione pratica e concreta.
In compenso esistono delle doti reali: sa connettere le persone, ispirarle, muoversi a suo agio nel mondo delle idee astratte. Però la sua struttura di base sconsiglia, con una certa chiarezza, di incastrarsi con un’attività in proprio o con ruoli di comando. Quella direzione richiederebbe uno sforzo sproporzionato, rispetto a ciò che potrebbe restituire.
Alla fine le viene indicata una strada diversa, non minore: dedicarsi a gestire risorse e conoscenze altrui, condividere e insegnare, piuttosto che produrre in prima persona.
Non ricordo se quella donna desiderasse o meno guidare un’azienda propria. Ma se questa fosse stata la sua intenzione e avesse insistito comunque, probabilmente avrebbe trovato una strada in salita per ragioni strutturali. E questo indipendentemente da quanto “carattere” o “forza di volontà” potesse impegnare.
Immagina come sarebbe remare controcorrente in un fiume che va nell’altra direzione: certo si può fare, ma il prezzo, in energia e in logorio, è molto più alto di quello che paga chi rema nel verso giusto.
Forza di volontà vs natura
Credo sia questo il punto che la nostra cultura fatica a vedere: diamo per scontato che ogni difficoltà persistente, che affrontiamo andando in una certa direzione, sia un problema che si può e si deve risolvere.
E a volte è davvero così. Ma altre volte quella fatica sproporzionata, o quell'attrito di fondo che non se ne va mai, è la nostra stessa natura che ci sta dicendo qualcosa.
Però non dice "non sei capace", ma "questo non è il tuo elemento, non è il mare in cui sei nato/a per nuotare".
La non-scelta, in questo senso, non denota mancanza di carattere o di coraggio: è un’informazione. Solo che nel caos dei messaggi, dei pensieri, delle emozioni e degli incessanti input che riceviamo dall’esterno, non riusciamo a identificarla con la chiarezza che ci vorrebbe.
Probabilmente, se ognuno riuscisse a vedere lo schema che lega i passaggi del suo percorso di vita per osservarlo sotto la lente dei cinque elementi, scoprirebbe di non essere andato (o andata) molto distante da quanto la sua struttura di base riveli, in linea di massima.
La differenza è sul “come” ha vissuto questo percorso tracciato: con pienezza e soddisfazione, oppure con senso di rassegnazione, rammarico o colpa.
Uno dei commenti che mi hanno colpita di più nel corso degli anni, tra le persone che hanno fatto con me questo lavoro, è stato quello di una donna. Ha evidenziato che nel momento in cui ha realizzato che quelli che pensava fossero difetti in realtà erano semplici caratteristiche personali, la sua professione si è sbloccata immediatamente.
A volte, riconoscere che una strada non ci appartiene non significa smettere di avere ambizioni sane, né rassegnarsi prima ancora di partire. Anzi, il contrario.
Significa guardare onestamente la differenza tra una difficoltà che si supera con l’impegno e una che nasce già disallineata da noi: concedendosi, in quel secondo caso, il permesso di non insistere.
Sapere quando fermarsi è una forma saggia e intelligente di ascolto di sé.
Da qui si può partire per guardare, elemento per elemento, come ciascuno di questi temperamenti innati si traduce in mestieri, ambienti e ritmi di lavoro diversi, e come riconoscere il proprio possa aiutare a smettere di giudicarsi secondo principi prefissati, che non lasciano spazio alla tavolozza di colori che ognuno di noi ha.
Questo articolo è l'anticipazione della puntata del podcast, intitolata: "Espandi che cosa, fin quando non sai cosa sei?".
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Il percorso di mentoring che svolgo attraverso la via dei cinque elementi si chiama “Fuori dall’apnea” come il podcast. Se vuoi conoscerlo meglio puoi visitare la pagina
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Se vuoi leggere di più su questi argomenti, ecco qualche articolo:
Quasi tutti vogliono scappare. Pochi lo fanno... e fanno bene a non farlo.
E’ un periodo di contatti con persone nuove. Nella prima telefonata o nel primo incontro conoscitivo, la frase che sento più spesso è: voglio lasciare il mio attuale lavoro, non ne posso più. Poi mi parlano di un ambiente oppressivo, di colleghi con cui non legano, di una mansione che li fa sentire un numero, del capo, dell'orario, di uno stipendio che …
Cosa vede la tua mappa biologica che tu non vedi ancora
Non ti racconto una storia di coraggio improvviso, nemmeno di “ho mollato tutto e ho seguito il cuore”. Sinceramente non credo molto alle scelte compiute senza piedi per terra 🙃 Questa è una storia bella, ma concreta.






Molto interessante il concetto del disallineamento come limite oggettivo rispetto ad una scelta piuttosto che un'altra a riprova del fatto che non possiamo fare qualunque cosa laddove una cosa non è in sintonia con il nostro elemento.